Comunicati 2018

70°Anniversario Statuto sardo, Ganau” “La nostra Carta fondante invita ancora tutti i sardi a rinascere”

26/2/2018

«Il 26 febbraio di settant’anni fa lo Statuto della Sardegna veniva promulgato con la legge costituzionale n. 3, approvata con 280 voti a favore, 81 contrari e due astenuti, durante una delle ultime febbrili sedute dell’Assemblea costituente. Diveniva, dunque, la terza legge costituzionale della neonata Repubblica democratica e antifascista. Oggi ricordiamo quel momento fondante e abbiamo l’onore di farlo alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ringrazio a nome dell’Istituzione che rappresento e di tutti i cittadini sardi». Lo ha dichiarato il presidente del Consiglio, Gianfranco Ganau in apertura delle celebrazioni per il Settantesimo anniversario dello Statuto sardo, durante la seduta solenne alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. «Alla Sardegna veniva riconosciuta, allora, la dignità di Regione a statuto speciale – ha proseguito - veniva data autonomia nel governo e la responsabilità di risollevarsi dalle ceneri della guerra per costruire il proprio futuro di una vita pacifica e capace di soddisfare i bisogni della propria comunità. Dobbiamo essere orgogliosi di questi 70 anni di autonomia, di quanto è stato fatto, sono stati un periodo di straordinario progresso, settant’anni di pace dentro la pace, garantita con la nascita della Comunità Europea, settant’ anni di avanzamento economico e sociale, di superamento della povertà, dell’analfabetismo, delle malattie». Il presidente ha poi citato l’articolo 1 dello Statuto sardo “che bene calibra l’unità politica con l’autonomia – ha sottolineato – e ben ricorda che la storia sarda, pur mantenendo intatte molte peculiarità che per secoli l’hanno contraddistinta, si intreccia inestricabilmente con la storia d’Italia e ne condivide le sorti. L’Italia è cresciuta e noi siamo cresciuti insieme a lei, ma in questo percorso di crescita comune la differenza nord e sud non si è attenuata e per certi versi è persino aumentata. Da anni ci diciamo che questo percorso dell’autonomia sarda sembra sia bloccato – ha sottolineato ancora - da anni il dibattito regionale evidenzia le insufficienze dello Statuto; neanche una parola sul diritto alla mobilità dei sardi, né sul diritto ad essere collegati alle grandi reti dell’energia, poche parole su scuola, educazione, beni culturali, lingua, e naturalmente su temi che sarebbero entrati con prepotenza nella nostra vita quotidiana e nell’economia attuale; poche parole anche sulle responsabilità di autogoverno del territorio e sulla necessità di equilibrio nella presenza e in particolare modo nelle attività dell’esercito in Sardegna. Ancora oggi la nostra isola sopporta da sola il 61% delle servitù militari. Occorrono maggiori poteri e maggiori spazi di autonomia – ha ribadito il presidente Ganau – perché le ragioni della specialità sono oggi anche più evidenti e incisive. Il patto per la Sardegna è stato un segnale importante che darà sicuramente risultati, ma rimane una misura una tantum rimessa nella disponibilità del governo di turno». Il massimo rappresentante dell’Assemblea sarda ha poi citato l’articolo 13 dello Statuto sardo “perché in questa disposizione – ha detto – è in realtà racchiusa la ragione di fondo che ha motivato l’istituzione della Regione speciale: l’arretratezza creata dal secolare sfruttamento e dal dominio, può, anzi deve, essere superata con il concorso dello Stato e della Regione. Dobbiamo essere orgogliosi del nostro percorso di autonomia, di quanto è stato fatto dai nostri padri e dai nostri nonni, ma ancora di più dobbiamo essere orgogliosi dell’impegno di oggi. Le ragioni dell’autonomia e della specialità risiedono nella responsabilità che tutte le istituzioni, dallo Stato alla Regione agli enti locali, hanno nei confronti dell’intera comunità sarda – ha concluso - ma anche nella responsabilità che ciascuno di noi ha nel farsi artefice del nostro destino. Responsabili di quanto occorre fare, sapendo che nessuno ci sostituirà nel nostro compito, perché lo Statuto speciale invita ancora oggi proprio i sardi a rinascere».

 

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